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Bosi: «Per le coop una sbornia finanziaria Risalita con l' estero e le grandi opere»

Il presidente di Sicrea Group e vicepresidente di Legacoop Emilia ovest, commenta il periodo attuale in un'intervista su IL RESTO del CARLINO.
Di seguito il testo integrale.



LUCA BOSI, dopo il crac Unieco che si è sommato a Cmr, Orion, Coopsette, c' è una ridda di voci incontrollate, compresa quella che vorrebbe dirigenti di cooperative saltate in aria col posto garantito nella coop di costruzioni che lei presiede, Sicrea. Ne è al corrente?
«Che meraviglia! E' un grandissimo fake, di certo non accadrà. Non per un giudizio negativo nei loro confronti, ma perchè Sicrea non ha necessità di questi profili. E loro non ci hanno cercato». Oltre che a capo di Sicrea Group, Bosi, 41 anni, ex vicesindaco pd di Luzzara è vicepresidente di Legacoop Reggio.

Tra i soci c'è chi è sdegnato per il silenzio del ministro Poletti, dopo il tonfo di Unieco.
«Nelle crisi le istituzioni devono intervenire per quel che loro compete: difesa dell' occupazione, ammortizzatori sociali. Se la politica non risponde su questo fa un grave errore. Ma quando la si interroga chiedendo cose che non può fare, credo siano domande a cui non si è in condizione di dare risposte. Capisco i soci: hanno ragione a far domande a Poletti per i suoi vent' anni di cooperazione. Dobbiamo noi prima di tutti essere bravi a spiegare bene il ruolo delle cooperative nell' Italia di oggi». 

Ha visto il videomessaggio di Casoli, ex presidentissimo Unieco?
«Non ho avuto il tempo, davvero sono sincero. E' stata talmente piena la giornata di oggi».

Voi di Legacoop siete accusati di aver lasciato che i colossi coop precipitassero senza sapere incidere.
«Io ricordo un convegno tra il 2006-2007. Si diceva che occorreva una totale autonomia delle cooperative da Legacoop, soprattutto quelle di grandi dimensioni... E' evidente che Legacoop, oltre ad avere il ruolo di vigilanza, è mobilitata nel tentativo di dare un sostegno, per quanto possibile, all' occupazione. Ma c' è sempre un tema di responsabilità in capo ai gruppi dirigenti e ai soci che li eleggono. Senza dimenticare che sono imprese: possono andare bene e possono andare male».

Le banche potevano fare di più?
«A me par di capire che sicuramente Unieco aveva debiti con tutto il sistema bancario italiano. Le banche traballano, e le aziende fanno fatica».

Qualche giorno fa il ministro Franceschini ha rilanciato il ponte sullo Stretto, come aveva fatto Renzi prima del referendum. Le nostre coop avrebbero avuto enormi opportunità sulle grandi opere, una volta ripartita l' economia. Ci sono fior di professionalità: dagli ingegneri ai carpentieri. Non si poteva tenere duro?
«Se ci fossero state le condizioni per provarci... Ma avevano ragione i nostri nonni: le aziende muoiono perchè manca la cassa, non i patrimoni».

Quali gli errori più gravi?
«Tra fine anni Novanta e 2008-2009 le cooperative si sono troppo schiacciate sull' attività immobiliare perdendo di vista le caratteristiche originarie di cooperative di braccianti e muratori. E abbiamo fatto una sbornia di mercato finanziario. E anche quelle battaglie sui massimi ribassi...»

Ci sono aziende che hanno resistito bene: la Cmb di Carpi tra le coop, Pizzarotti tra i privati.
«Sono stati bravi. Prenda la Cmc di Ravenna. Fanno il 60% all' estero! A questa crisi, sembrerà un paradosso, all' estero corrisponde il più grande sviluppo di attività edilizie e infrastrutturali, negli ultimi dieci anni più quattro, più cinque per cento. E in tutta Europa, invece della nostra Soa, se appaltano una strada di 30 chilometri ti chiedono se hai fatto tre strade di trenta chilometri in tre anni!»

I nostri giganti rossi sono rimasti dentro i confini e si sono tagliati le gambe da soli. E adesso?
«Ha parlato di grandi opere. E' quello il volano, così c' è una speranza per le persone. Deve ripartire questo paese e se non ci sono investimenti pubblici... In un anno, nei primi tre mesi c' è stato un calo del 35% di opere pubbliche. E dobbiamo tornare alle specializzazioni, al saper fare, al saper costruire. Tutte le nostre persone uscite con competenze potrebbero tornare in circuito, trasmettendo il loro sapere che ci aiuterebbe a mettere il naso anche all' estero».


Ultimo aggiornamento: 15/04/17
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