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EMERGENZA GRANDI OPERE E BUROCRAZIA

Il presidente di SICREA Group, Bosi: «Istituzioni indifferenti alla crisi delle costruzioni»

Dalla pagine de Il Resto del Carlino.
Di seguito il testo integrale.


SICREA Group è tra i principali player italiani del settore costruzioni, il terzo per volume d' affari in ambito cooperativo. È la 'scialuppa' creata nel 2012 per salvare i rami sani delle coop reggiane e modenesi schiacciate dalla crisi dell' edilizia (Cmr Reggiolo, Orion, Cdc, Coop San Possidonio, Cavatorti&Riccò). Sedi a Modena, Reggio Emilia, Empoli e Roma, una controllata estera (Sicrea Dakar in Senegal), ha un capitale sociale di 15,8 milioni e un fatturato annuo previsto di 120 milioni. I capitali alle spalle delle società del gruppo sono a maggioranza cooperativi (principalmente Coopfond e Par.Co). Tra i lavori il Centro oncoematologico a Reggio Emilia, la ristrutturazione del Palalido a Milano, la piattaforma della logistica Rossetto nel Mantovano. Il presidente è Luca Bosi, numero due anche di Legacoop Emilia Ovest. 

Luca Bosi, presidente di Sicrea e vice di Legacoop Emilia Ovest, c' è un' emergenza grandi opere pubbliche in Italia?
«È sotto gli occhi di tutti. Nemmeno in un Paese da quarto mondo un ponte crolla e fa quaranta morti. Se l' Italia vuol competere, quelle opere vanno sbloccate con massicci finanziamenti».

Voi del movimento cooperativo che vi occupate di costruzioni cosa chiedete al governo gialloverde?
«Ogni governo dovrebbe fare una diagnosi dei bisogni reali del Paese. Non sopporto che ogni volta che cambia l' esecutivo si ridefiniscano le priorità. Non è che cambia il governo, si decide che l' Italia è diventata sicura e spariscono le risorse sul dissesto idrogeologico. Fate una diagnosi sulle necessità, metteteci le risorse, fate in modo che le gare escano e vengano vinte in modo trasparente.
Noi ad esempio siamo contro la logica del massimo ribasso».

La Tav va fatta?
«Assolutamente sì. Basta prendere la cartina dell'alta velocità in Europa: quello è l' unico pezzetto mancante. Faccio fatica a capire un governo che ha due anime opposte su un' infrastruttura così strategica: uno dice che non serve, l' altro che è indispensabile.
Mi chiedo come gli italiani possano leggere la dimensione in cui un governo è così diviso. La politica dei no a prescindere è molto sbagliata per il Paese e fortemente dannosa per il sistema imprenditoriale. Da una crisi si è sempre ripartiti attraverso un meccanismo di finanziamento virtuoso delle opere pubbliche. Ma noto che quella del nostro settore (in dieci anni sono spariti il 60% delle imprese e 600mila posti di lavoro) scivola nell' indifferenza istituzionale e politica».
Troppe lentezze ci sono anche in Emilia Romagna «Incomprensibili le ragioni per le quali ci sia un blocco del governo alla partenza. È questione di sopravvivenza del nostro sistema economico. Ce n' è un bisogno sanguinante».

Il ritardo è solo sulle grandi opere?
«No, anche sulle medie e piccole. In Italia il 70% delle scuole non è a norma. Eppure questo accade nell' indifferenza generale. Sono scandalizzato: in un Paese normale dovrebbe esserci una reazione fortissima. E poi al di là della sicurezza, stiamo parlando di almeno due miliardi di lavoro».

Altre emergenze?
«La semplificazione burocratica. È intollerabile che se assegno un subappalto (anche solo per imbiancare una parete) devo chiedere al mio fornitore qualcosa come 118 documenti. Nel 2016 fu redatto il codice degli appalti, ma a tre anni di distanza non sono ancora stati emanati i decreti attuativi e così lavoriamo nell' incertezza assoluta».

Il processo Aemilia ha portato in primo piano l' emergenza legalità con le infiltrazioni profonde della 'ndrangheta nel nostro sistema imprenditoriale...
«Ci sono stati fenomeni terribili e totalmente condannabili ma non si può dipingere tutto il settore come luogo di malaffare. Direi che dove c' è cooperazione l' infiltrazione è più difficile. Sottolineo l' importanza delle white list introdotte in Emilia-Romagna dopo il terremoto. Vorrei vivere in un Paese in cui per partecipare alle gare pubbliche diventi obbligatorio possedere il rating di legalità ed essere iscritti alle white list. Strumenti ancora troppo poco utilizzati».

Veniamo alla crisi dell'edilizia: molte grandi coop sono saltate con evidenti responsabilità manageriali. Cosa si sente di dire ai soci che hanno perso tutto?
«Mi sentirei di chiedere scusa per non essere stati all' altezza come sistema cooperativo di leggere un contesto e di limitare le sofferenze venute dopo. Se un manager si è dimostrato inadeguato deve andare a casa».

È successo?
«A volte sì e a volte no».


Ultimo aggiornamento: 20/02/19
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